📍Marche | Castelli di Jesi
🍇 Verdicchio, Montepulciano
🧑‍🌾 Agricoltura biologica
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La Marca di San Michele su Sfusobuono

Uno dei bianchi più prestigiosi d’Italia, in un formato alternativo: benvenuto Verdicchio dei Castelli di Jesi!

Le persone che animano La Marca di San Michele sono Daniela e Alessandro, una coppia di appassionati vignaioli e inguaribili girovaghi del mondo con base a Cupramontana, nei Castelli di Jesi, epicentro della produzione di Verdicchio di qualità (nonché patria dei vincisgrassi!); una terra verdeggiante e biodiversa che ti fa venire voglia di restare. I vigneti in contrada ‘San Michele’ a 400 metri di altitudine nel tempo si sono adattati alla grande a un microclima piacevolmente temperato, tra gli Appennini e il Mediterraneo, tra le montagne e le onde del mare, su suoli ricchi di calcare, argilla e ardesia. Tra i filari si pratica agricoltura biologica e biodinamica, come concime si usa il sovescio di leguminose e si fanno trattamenti come cornosilice e cornoletame, mentre in cantina si tiene bassa la solforosa e si utilizzano solo lieviti indigeni per attivare le fermentazioni.

Le famiglie di Dani e Ale sono di vignaioli, ma loro hanno potuto scegliere di studiare e di dedicarsi ad altro, di lasciare le Marche per poi tornarci, di imparare come gira il mondo fuori dalla campagna e di decidere volontariamente di volerci a lavorare. Galeotto fu un incontro a Lione con una banda di Vignerons Indépendants: da qui la voglia di rimettere mano alle vigne dei nonni, ispirati da ideali sinceri e veri, lontani da mode e gusti appiattiti. Prima il fascino e la poesia, poi la fatica e infine la soddisfazione di realizzare un prodotto frutto del lavoro delle proprie mani.

A La Marca di San Michele la varietà per eccellenza è il Verdicchio, bianco di eccezionale qualità atto anche a lunghi invecchiamenti, ma ottimo da bere anche in annata; un vino di mare, di salsedine e macchia mediterranea, vinificato solo in acciaio dotato di grande acidità e mineralità. Questo vino in bag in box prende il nome di Sciató Moris, un inno alla gioia, al saper prendersi in giro e all’amore incondizionato per il buon bere insieme. La genesi del nome? Daniela ci ha raccontato che nel 2010, nei primi anni della loro carriera di vignaioli, fecero un esperimento lasciando parte del vino bianco sulle fecce; il test diede risultati pessimi per loro, ma quando Maurizio (Moris) lo assaggiò disse: “Azz, buono!”.